Quanto tenere sul conto corrente e quanto investire
La regola più usata è tenere sul conto corrente da tre a sei mensilità delle spese fisse, non del reddito: è la somma che ti permette di affrontare un imprevisto — perdita del lavoro, spesa medica, riparazione urgente — senza dover disinvestire nel momento peggiore per farlo. Il resto, oltre questa soglia, che rimane fermo sul conto sta solo perdendo potere d'acquisto per effetto dell'inflazione, senza offrire alcuna protezione aggiuntiva.
Perché si calcola sulle spese, non sul reddito
Il fondo di emergenza serve a coprire un periodo senza entrate, non a replicare lo stipendio. Se guadagni 2.500 euro al mese ma le tue spese fisse — mutuo o affitto, utenze, spesa, assicurazioni — sono 1.600 euro, è su 1.600 euro che si calcola la riserva, non su 2.500. La differenza fra le due basi di calcolo, su un orizzonte di sei mesi, è quasi 5.400 euro: una cifra che vale la pena calcolare con precisione invece di stimare a occhio.
Come si aggiusta la forbice fra 3 e 6 mesi
Non è una scelta casuale fra i due estremi: dipende dalla stabilità del reddito.
Verso le 3 mensilità, se hai un reddito stabile e prevedibile — dipendente a tempo indeterminato in un settore poco ciclico, doppio reddito in famiglia, welfare aziendale solido.
Verso le 6 mensilità o oltre, se il reddito è variabile o meno prevedibile — partita IVA, lavoro stagionale, settore ciclico, reddito unico in famiglia. Il tema è approfondito per chi ha reddito da lavoro autonomo in Investire con partita IVA e reddito variabile.
Perché tenerne troppo è un rischio, non una prudenza
È il punto meno intuitivo, ma il più importante: il denaro fermo sul conto perde valore ogni anno, anche se il numero che vedi sull'estratto conto non cambia. L'inflazione erode il potere d'acquisto in modo silenzioso — non lo senti mese per mese, ma lo misuri chiaramente a distanza di cinque o dieci anni, quando ti accorgi che la stessa cifra compra meno di prima.
Chi tiene 40.000 euro sul conto corrente "per sicurezza", quando il fondo di emergenza reale ne richiederebbe 12.000, non sta scegliendo la prudenza: sta scegliendo una perdita certa al posto di un rischio gestibile. Il tema è trattato per esteso in Il fondo di emergenza: quanto e dove tenerlo.
Dove tenere il fondo di emergenza, se non sul conto corrente
Non deve necessariamente restare su un conto a rendimento zero: un conto deposito libero, senza vincoli, offre un rendimento modesto ma reale mantenendo la disponibilità immediata delle somme. L'importante è che resti uno strumento senza vincoli di durata e senza rischio di oscillazione di prezzo: non è la funzione per cui si accetta un titolo di Stato o, tantomeno, uno strumento più rischioso.
E la parte oltre la soglia?
Quella è la parte che ha senso investire, seguendo il metodo per orizzonte temporale descritto in Come investire nel 2026: strumenti e strategie. La soglia del fondo di emergenza non è un limite massimo di ciò che puoi tenere liquido: è la soglia minima sotto cui non conviene mai scendere, qualunque sia il resto della tua strategia.
Come si verifica se la propria soglia è corretta
Un esercizio pratico da fare una volta l'anno: somma le spese fisse mensili reali (non stimate a memoria, prese dall'estratto conto degli ultimi mesi), moltiplica per il numero di mesi scelto secondo la stabilità del tuo reddito, e confronta il risultato con quanto hai effettivamente liquido. Se il numero reale è molto diverso da quello che tenevi a mente, è il segnale che la soglia va ricalcolata — le spese fisse cambiano nel tempo, e la riserva dovrebbe seguirle.
Il punto in sintesi
Tre-sei mensilità delle spese fisse, non del reddito, è la misura corretta del fondo di emergenza: meno espone a un imprevisto che costringe a disinvestire nel momento sbagliato, di più è una perdita di potere d'acquisto travestita da prudenza. La soglia va ricalcolata periodicamente sulle spese reali, non stimata una volta e dimenticata.
📈 Le informazioni hanno carattere divulgativo e non costituiscono consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Ogni scelta va valutata in base al proprio profilo di rischio e ai documenti ufficiali del prodotto, se necessario con un consulente abilitato.
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