Titoli di Stato
BTP: quanto rendono davvero, al netto delle tasse
I titoli di Stato italiani sono tassati al 12,5% invece che al 26%. Qui trovi la curva dei rendimenti aggiornata, il catalogo dei titoli quotati e un simulatore che calcola cedole, imposte, bollo e rendimento netto — mostrando ogni passaggio.
La curva dei rendimenti
I rendimenti non sono disponibili in questo momento.
La pagina resta consultabile: le spiegazioni e il simulatore funzionano comunque. Riprova fra qualche minuto per vedere i rendimenti aggiornati.
Come funziona un BTP
La cedola è fissa, il prezzo no
Un BTP paga una cedola stabilita all'emissione, di solito ogni sei mesi, e rimborsa 100 alla scadenza. Quello che cambia è il prezzo a cui lo compri: se paghi meno di 100 guadagni anche la differenza, se paghi di più la perdi.
Il 12,5% invece del 26%
Cedole e plusvalenze dei titoli di Stato scontano l'aliquota agevolata del 12,5%. Su tutti gli altri strumenti finanziari si paga il 26%: a parità di rendimento lordo, il netto di un BTP è più alto.
Il rateo che paghi al venditore
Chi compra a metà semestre versa al venditore la quota di cedola già maturata. Non è un costo: torna indietro alla prima cedola. Ma va aggiunto al prezzo per sapere quanto si spende davvero.
Titoli in circolazione
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Domande frequenti
Quanto si paga di tasse su un BTP?
Il 12,5% su cedole e plusvalenze, non il 26% che si applica a quasi tutti gli altri investimenti finanziari. È l'aliquota agevolata dei titoli di Stato italiani ed equiparati white list (art. 2 c. 1-bis DLgs 239/1996), che il DL 66/2014 ha lasciato espressamente fuori dall'innalzamento al 26%. A questa si aggiunge l'imposta di bollo dello 0,20% annuo sul controvalore del dossier titoli (art. 13 c. 2-ter Tariffa DPR 642/1972), dovuta anche negli anni in cui l'investimento è in perdita.
Le minusvalenze si compensano con le cedole?
No, ed è l'errore più diffuso. Le cedole sono redditi di capitale (art. 44 TUIR), le minusvalenze sono redditi diversi (art. 67 TUIR): sono due categorie che non si compensano fra loro. Chi compra un BTP sopra la pari e lo porta a scadenza incassa cedole tassate per intero e si ritrova una minusvalenza utilizzabile soltanto contro future plusvalenze, entro il quarto anno successivo a quello in cui è maturata.
Che cos'è il rateo e perché lo pago all'acquisto?
La cedola viene pagata per intero a chi possiede il titolo alla data di stacco, anche se l'ha comprato il giorno prima. Il rateo è la quota di cedola già maturata quando si compra, e si versa al venditore in aggiunta al prezzo esposto (il corso secco). Non è un costo: è denaro che si riprende alla prima cedola. Fiscalmente è reddito di capitale, quindi non entra nel calcolo della plusvalenza.
Il rendimento che vedo è garantito?
Solo se il titolo si tiene fino alla scadenza e l'emittente rimborsa. Comprando oggi a un dato prezzo e tenendo fino al rimborso, cedole e capitale sono noti in anticipo: il rendimento è determinato, non stimato. Chi vende prima incassa invece il prezzo di mercato di quel giorno, che sale quando i tassi scendono e scende quando i tassi salgono — tanto più quanto più lunga è la scadenza.
Conviene di più il premio unico o il versamento mensile?
Sono due cose diverse e il confronto va fatto sul rendimento annuo, non sul guadagno assoluto. A parità di titolo il premio unico rende di più, perché tutto il capitale lavora dal primo giorno; nel piano di accumulo gran parte del denaro entra tardi e resta investito meno tempo. Il piano ha però due caratteristiche proprie: distribuisce il prezzo d'acquisto nel tempo e non richiede di avere subito l'intera somma. Sui BTP va considerato anche il taglio minimo di 1.000 € di valore nominale: i versamenti più piccoli restano fermi in conto finché non bastano per un lotto.
I BTP rientrano nell'ISEE e nell'imposta di successione?
I titoli di Stato sono esenti dall'imposta di successione (art. 12 DLgs 346/1990). Dal 2025, inoltre, non concorrono al calcolo dell'ISEE fino a 50.000 € di valore (L. 207/2024). Sono due caratteristiche che non incidono sul rendimento e che nessun simulatore può quantificare, ma che pesano nella scelta.
Perché il simulatore mostra sei scadenze e non quella esatta del mio titolo?
Il rendimento di mercato è pubblicato per alcune scadenze di riferimento — 1, 2, 3, 5, 10 e 30 anni. Per un titolo che scade fra sette anni e mezzo il rendimento si ricava interpolando fra i due riferimenti che lo racchiudono. Per le scadenze che cadono fuori da quell'intervallo il simulatore usa il riferimento più vicino e lo dichiara, invece di prolungare la curva su un tratto di cui non ha dati.
