Conto terzi o conto proprio: differenze e quando conviene
Il trasporto in conto proprio riguarda merce dell'impresa che la trasporta, con veicoli propri e come attività accessoria a quella principale; il conto terzi è un servizio di trasporto venduto ad altri, e richiede l'iscrizione all'Albo degli Autotrasportatori. Non sono due tipi di licenza fra cui scegliere liberamente: sono due regimi con condizioni di legge diverse, e rientrare nell'uno o nell'altro dipende da come è organizzata l'attività, non da una preferenza.
Le condizioni che definiscono il conto proprio
Secondo la Legge 298/1974, il trasporto è "in conto proprio" solo se sussistono contemporaneamente tutte queste condizioni:
- la merce trasportata appartiene all'impresa che trasporta (o è stata da essa prodotta, venduta, acquistata, lavorata);
- il trasporto avviene con veicoli di proprietà dell'impresa, o in leasing/locazione senza conducente a suo nome;
- il trasporto è un'attività accessoria rispetto all'attività principale dell'impresa (commerciale, industriale, agricola), non l'attività prevalente;
- il veicolo è guidato dal titolare, da un dipendente o da un familiare collaboratore.
Se anche una sola di queste condizioni manca, il trasporto non è più "in conto proprio" per legge: diventa conto terzi, con tutti gli obblighi che comporta.
Perché non è una scelta libera
Un'azienda che consegna i propri prodotti ai clienti con un furgone di sua proprietà opera in conto proprio senza bisogno dell'iscrizione all'Albo. La stessa azienda che iniziasse a trasportare, con lo stesso furgone, anche merce di altre aziende in cambio di un corrispettivo starebbe operando in conto terzi per quella parte di attività — e dovrebbe iscriversi all'Albo, indipendentemente da quanto sia piccola quella parte di fatturato. È un errore comune, e non banale: operare in conto terzi senza autorizzazione comporta sanzioni amministrative pesanti.
Cosa cambia in pratica sul piano assicurativo e degli obblighi
Il conto proprio non richiede l'iscrizione all'Albo né il Gestore dei Trasporti, ma resta comunque soggetto alla RCA obbligatoria per la circolazione del veicolo. Il conto terzi aggiunge, sopra la RCA, tutti i requisiti di accesso alla professione (stabilimento, idoneità finanziaria e professionale, onorabilità — il dettaglio è in Come funziona il conto terzi: requisiti e tempi) e, quasi sempre nella pratica commerciale, la richiesta contrattuale di una copertura RC Vettoriale sul carico trasportato.
Quando conviene valutare il passaggio al conto terzi
Il passaggio ha senso quando il trasporto per altri smette di essere un'eccezione occasionale e diventa una fonte di ricavo strutturale: a quel punto operare senza autorizzazione non è più un rischio isolato ma una scelta continuativa di irregolarità, con un'esposizione sanzionatoria che cresce nel tempo. Chi valuta di partire da zero in conto terzi trova la mappa completa dei passaggi in Quanto capitale serve per avviare un'attività conto terzi.
Un artigiano che consegna i propri lavori ai clienti fa conto proprio o conto terzi?
Conto proprio, a condizione che trasporti solo merce propria (i lavori realizzati per il cliente, di sua produzione), con un veicolo suo e come attività accessoria rispetto al mestiere principale: se iniziasse a trasportare anche merce di terzi contro pagamento, quella parte diventerebbe conto terzi.
Si può fare conto proprio e conto terzi con lo stesso veicolo?
Non contemporaneamente sulla stessa iscrizione: se il veicolo viene usato anche per trasportare merce di terzi contro corrispettivo, quella attività richiede l'iscrizione all'Albo conto terzi indipendentemente da quanto lavoro in conto proprio venga svolto con lo stesso mezzo.
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