Tassazione dell'oro in Italia: plusvalenza, IVA e cosa si dichiara
Chi compra oro da investimento in Italia non paga l'IVA e, quando rivende, paga un'imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza. Sono due regole semplici, ma intorno a esse ci sono tre dettagli che valgono molto più di quanto sembri: cosa conta come "oro da investimento", cosa succede se non hai conservato la fattura d'acquisto, e quando l'operazione va comunicata.
L'esenzione IVA riguarda l'oro, non gli oggetti d'oro
L'oro da investimento è esente da IVA per effetto della L. 7/2000, che in Italia recepisce la direttiva 98/80/CE. L'esenzione però non si applica a qualunque cosa sia fatta d'oro: la legge definisce con precisione cosa rientra.
| Forma | Requisiti per l'esenzione |
|---|---|
| Lingotti e placchette | Purezza pari o superiore a 995 millesimi, peso accettato dal mercato dell'oro |
| Monete d'oro | Purezza almeno 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel paese d'origine, vendute a un prezzo che non supera di oltre l'80% il valore dell'oro contenuto |
Fuori da questi confini si esce dall'esenzione. Un gioiello paga l'IVA al 22% perché è un manufatto, non oro da investimento. Una moneta rara venduta a cinque volte il valore del suo oro paga l'IVA perché il prezzo dipende dalla rarità numismatica, non dal metallo: fiscalmente è un oggetto da collezione.
Questo spiega perché sterline e marenghi si comprano senza IVA mentre una catenina no, pur essendo entrambi oro.
La plusvalenza: 26% sul guadagno
Alla vendita si applica un'imposta sostitutiva del 26% sulla plusvalenza (art. 67 c. 1 lett. c-ter e art. 68 c. 7 lett. d del TUIR). La plusvalenza è la differenza fra quanto incassi e quanto avevi speso: se rivendi in perdita, non c'è imposta da pagare.
L'imposta non viene trattenuta da nessuno. A differenza di un conto titoli, dove la banca fa da sostituto d'imposta, la vendita di oro fisico a un compro oro o a un operatore non prevede ritenuta: la plusvalenza va dichiarata nel quadro RT del modello Redditi, e l'imposta si versa in autoliquidazione.
Il punto che costa più caro: la documentazione d'acquisto
Questa è la parte che merita attenzione, perché è cambiata di recente e la differenza è enorme.
Fino al 2023, chi vendeva oro senza poter documentare il prezzo d'acquisto veniva tassato su un imponibile forfettario pari al 25% del corrispettivo. Dal 2024 quel forfait non esiste più: in mancanza di documentazione l'imponibile è l'intero corrispettivo della vendita.
Su una vendita da 10.000 euro la differenza è questa:
| Situazione | Imponibile | Imposta al 26% |
|---|---|---|
| Con fattura d'acquisto (oro comprato a 8.000 €) | 2.000 € | 520 € |
| Senza documentazione, regime fino al 2023 | 2.500 € | 650 € |
| Senza documentazione, dal 2024 | 10.000 € | 2.600 € |
Nell'ultimo caso paghi imposta anche sulla parte che non è guadagno, ma restituzione del tuo capitale. Su un lingotto tenuto vent'anni la differenza fra avere e non avere la fattura può valere migliaia di euro.
La conseguenza pratica è banale ma decisiva: la fattura d'acquisto va conservata insieme al metallo, per tutto il tempo in cui lo tieni. Non è burocrazia, è parte del valore dell'investimento.
Quando l'operazione va comunicata
Due obblighi distinti, che spesso vengono confusi.
Il limite all'uso del contante è di 5.000 euro per singola operazione (L. 197/2022, in vigore dal 1° gennaio 2023) e vale anche per l'acquisto di metalli preziosi: oltre quella soglia il pagamento deve essere tracciabile.
La dichiarazione all'UIF riguarda invece le operazioni in oro di importo pari o superiore a 12.500 euro (L. 7/2000, art. 1 c. 2). È un obbligo di comunicazione a carico dell'operatore professionale, iscritto all'apposito elenco tenuto dalla Banca d'Italia — non un divieto per chi compra, e non qualcosa che il privato deve fare da sé.
E se invece compro un prodotto quotato?
Cambia la forma dei costi, non l'aliquota. Un ETC sull'oro detenuto in un dossier titoli sconta lo stesso 26% sul guadagno, ma con due differenze:
- l'intermediario funge da sostituto d'imposta nel regime amministrato, quindi non devi compilare nulla;
- si aggiunge l'imposta di bollo dello 0,20% annuo sul controvalore in deposito (art. 13 c. 2-ter della Tariffa allegata al DPR 642/1972), che sul fisico non esiste.
Il fisico costa molto all'ingresso e nulla ogni anno; il quotato pochissimo all'ingresso e un poco ogni anno. Su orizzonti brevi tende a convenire il secondo, su orizzonti lunghi il conto può ribaltarsi — dipende da quanto pesa il premio pagato al rivenditore. Il confronto sui tuoi numeri lo trovi nel simulatore sulla pagina dell'oro.
Il punto in sintesi
L'oro da investimento non paga IVA se rispetta i requisiti di purezza e forma della L. 7/2000; la plusvalenza si tassa al 26% e va dichiarata nel quadro RT, perché nessuno la trattiene per te. La cosa più importante da fare non è fiscale ma pratica: conservare la documentazione d'acquisto, perché senza di essa dal 2024 il fisco tassa l'intero incasso e non solo il guadagno.
Per il confronto fra le aliquote applicate agli altri strumenti finanziari, vedi Aliquote 12,5% e 26%: quali strumenti rientrano in ciascuna. Le quotazioni aggiornate di oro, argento, platino e palladio in euro al grammo sono nella sezione metalli da investimento.
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