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Come lasciare un capitale a un convivente non sposato

Il convivente non sposato non rientra fra gli eredi legittimi: senza un testamento o uno strumento specifico, alla morte del partner non riceve nulla per legge, indipendentemente da quanti anni siano durati la relazione e la convivenza. È una delle situazioni familiari più comuni oggi e, insieme, una delle meno protette dal diritto successorio ordinario.

La polizza vita è uno degli strumenti più efficaci per colmare questo vuoto, perché permette di designare chiunque come beneficiario — convivente incluso — senza i vincoli e i costi di altre soluzioni.

Perché la successione legittima esclude il convivente

Il codice civile individua gli eredi legittimi guardando ai legami di parentela e coniugio: coniuge, figli, in loro mancanza ascendenti, fratelli e altri parenti. La convivenza, per quanto stabile e riconosciuta come unione civile o convivenza di fatto ai fini di alcuni diritti (assistenza, subentro nella locazione, alcune tutele sanitarie), non produce diritti successori automatici. Il partner convivente da vent'anni, senza figli in comune né matrimonio, non ha alcuna quota di legge se l'altro muore senza testamento.

Le strade per proteggerlo

Il testamento. Permette di lasciare al convivente una quota del patrimonio, entro il limite della quota disponibile — cioè la parte che non è riservata per legge ai legittimari (coniuge, figli, in loro mancanza ascendenti). Se il defunto aveva figli, la quota disponibile può essere limitata: va calcolata caso per caso con un notaio.

La donazione in vita. Trasferisce beni o somme mentre si è ancora in vita, ma è un atto pienamente revocabile solo entro certi limiti ed è anch'essa soggetta, alla morte del donante, al calcolo della quota di legittima tramite l'azione di riduzione se lede i diritti degli eredi riservatari.

La polizza vita con designazione nominativa. Il contraente indica il convivente come beneficiario. Alla morte, il capitale va a lui per diritto proprio, senza entrare nell'asse ereditario e senza scontare imposta di successione, per effetto degli articoli 1920 del codice civile e 12 del testo unico sulle successioni.

Perché la polizza è spesso la soluzione più efficiente

Il confronto va fatto su tre piani.

Tempi. Il capitale della polizza si liquida in settimane, secondo le Condizioni di Assicurazione. Un lascito testamentario segue invece i tempi della successione, che può richiedere mesi, specie se ci sono eredi legittimari con cui il testamento deve fare i conti.

Certezza. Un testamento può essere impugnato dai legittimari lesi nella loro quota. La designazione beneficiaria di una polizza vita è più stabile su questo fronte: il capitale non fa parte dell'eredità, quindi non è oggetto diretto delle contestazioni testamentarie — restano soggetti a verifica solo i premi versati, tramite le norme su collazione e riduzione delle donazioni.

Costi. Testamento pubblico e successivo passaggio di proprietà hanno costi notarili; la designazione beneficiaria si modifica gratuitamente con una comunicazione alla compagnia.

Il limite da conoscere: la quota di legittima

La protezione della polizza riguarda il capitale, non i premi. Se il defunto aveva figli o un coniuge (i legittimari), e i premi versati nella polizza a favore del convivente sono stati tali da erodere la loro quota di legittima, questi possono agire con l'azione di riduzione, commisurata ai premi versati e non all'intero capitale liquidato.

In pratica: destinare al convivente somme proporzionate al patrimonio complessivo, e non l'intero risparmio di una vita a scapito dei figli, riduce sensibilmente il rischio di un contenzioso successivo. Nei casi con patrimoni importanti e più eredi in gioco, la verifica preventiva con un notaio non è un eccesso di cautela: è la differenza fra una scelta che regge e una che genera anni di causa.

E se voglio lasciargli anche la casa?

Per gli immobili la polizza vita non è uno strumento sostitutivo: serve testamento, donazione, o in alcuni casi un patto specifico, sempre nei limiti della quota disponibile. La polizza vita è invece la soluzione naturale per la componente di capitale liquido: un importo pensato per dare al convivente stabilità economica immediata, indipendentemente da come si risolverà la successione sugli altri beni.

Le due strade non si escludono: molte pianificazioni familiari combinano un testamento per gli immobili e una polizza vita per il capitale liquido, proprio per sfruttare i vantaggi di rapidità e di uscita dall'asse ereditario della seconda.

Come si scrive la designazione, in pratica

Nominativa, con dati anagrafici completi — nome, cognome, data di nascita, codice fiscale — perché una formula generica come "gli eredi legittimi" esclude automaticamente il convivente, non essendo lui incluso in quella categoria per legge. Aggiungere una clausola di sostituzione per il caso in cui il convivente premuoia. Il dettaglio operativo completo è in Beneficiario di una polizza vita: come si designa e come si cambia.

Il punto in sintesi

Un convivente non sposato non eredita per legge: senza un atto esplicito, riceve zero. La polizza vita con designazione nominativa è lo strumento più rapido, meno costoso e più stabile per trasferirgli un capitale, perché esce dall'asse ereditario e si liquida senza attendere la successione. Il limite da rispettare è la quota di legittima dei familiari riservatari, che riguarda i premi versati e va verificata quando il patrimonio in gioco è rilevante.

Per il quadro successorio completo, vedi Il capitale della polizza vita entra nella successione?.

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