Investire per un figlio minorenne: cosa si può fare davvero
Si può investire per un figlio minorenne in tre modi, e la differenza fra loro non sta nel rendimento ma in chi controlla il capitale e quando: intestando il rapporto direttamente al minore, mantenendo il rapporto a proprio nome con una destinazione di fatto, oppure usando una polizza di risparmio in cui il genitore resta contraente e il figlio è beneficiario. La prima strada consegna tutto al ragazzo il giorno dei diciotto anni; la terza permette di scegliere quando e come.
Quasi tutte le famiglie scelgono la prima senza sapere che esistono le altre due.
Il vincolo che cambia tutto: il giudice tutelare
I genitori esercenti la responsabilità genitoriale amministrano i beni del figlio minore, ma la loro autonomia si ferma agli atti di ordinaria amministrazione. Per gli atti di straordinaria amministrazione — vendere titoli, riscattare un contratto, prelevare somme rilevanti, accettare o rinunciare a diritti — serve l'autorizzazione del giudice tutelare, che si concede solo per necessità o utilità evidente del minore.
Nella pratica significa che un dossier titoli intestato a un bambino non si movimenta con la stessa facilità di uno intestato a un adulto. Se serve liquidità per una spesa che riguarda il minore, si passa da un'istanza; se il mercato scende e si vorrebbe riposizionare, la stessa procedura.
Non è un difetto: è una tutela che l'ordinamento mette a protezione del patrimonio del minore contro l'uso improprio da parte di chi lo amministra. Ma va conosciuta prima, perché rende il rapporto intestato al minore uno strumento rigido.
Cosa succede il giorno dei diciotto anni
Il minore diventa maggiorenne e acquisisce la piena disponibilità di tutto ciò che è intestato a lui. Il capitale, l'intero capitale, in un solo momento. Non c'è nessun meccanismo che lo eroghi gradualmente, nessun vincolo di destinazione che i genitori possano imporre unilateralmente, nessun obbligo di rendicontazione verso di loro.
Per alcune famiglie va benissimo. Per molte altre — soprattutto quando la cifra è significativa e il progetto era "l'università" o "l'acquisto della prima casa" — è un esito che avrebbero volentieri strutturato diversamente, se avessero saputo di poterlo fare.
Le tre strade a confronto
| Rapporto intestato al minore | Rapporto intestato al genitore | Polizza: genitore contraente, figlio beneficiario | |
|---|---|---|---|
| Chi controlla | Genitori, con limiti | Genitore, senza limiti | Genitore, senza limiti |
| Serve il giudice tutelare | Sì, per gli atti straordinari | No | No |
| Disponibilità a 18 anni | Automatica e totale | Nessuna: decide il genitore | Secondo quanto previsto nel contratto |
| Il capitale è del minore | Sì, subito | No | Solo al verificarsi dell'evento previsto |
| Protetto dai creditori del genitore | Sì | No | Sì, nei limiti dell'art. 1923 c.c. |
| Costi | Bassi | Bassi | Più alti (caricamenti e gestione) |
Nessuna delle tre è la migliore in assoluto. La domanda che le distingue è: vuoi che quel capitale sia già suo, o vuoi che gli arrivi quando avrà senso?
Perché la polizza risolve il problema dei diciotto anni
Nella soluzione con polizza il genitore resta contraente: continua a essere titolare del contratto, può modificarlo, può riscattarlo, decide i tempi. Il figlio è beneficiario, cioè riceve la prestazione al verificarsi dell'evento previsto — una scadenza fissata, una data, il decesso del contraente.
Questo permette di programmare l'erogazione nel momento in cui serve davvero: a venticinque anni invece che a diciotto, alla fine dell'università, in forma di rendita invece che di capitale unico. È il motivo per cui le polizze restano lo strumento più usato per i progetti di lungo periodo intestati ai figli, nonostante costino più di un dossier titoli.
Il prezzo di questa flessibilità è duplice e va detto: i costi del contratto (caricamento sul premio, commissioni di gestione, penalità di riscatto nei primi anni) e il fatto che, finché il genitore è contraente, il capitale resta formalmente suo — quindi esposto alle sue vicende personali, salvo la protezione dell'articolo 1923 sulle somme dovute dall'assicuratore.
Si può intestare un BTP a un minore?
Sì. Un conto titoli intestato al minore può contenere titoli di Stato come qualunque altro strumento, e la tassazione agevolata al 12,5% si applica allo stesso modo. L'apertura richiede la firma di entrambi i genitori e la banca applica le regole sull'amministrazione dei beni del minore. La rigidità descritta sopra vale anche qui: alla scadenza il rimborso affluisce sul rapporto del minore, e il reinvestimento della somma è un atto che può richiedere l'autorizzazione del giudice tutelare a seconda dell'importo e della natura dell'operazione.
Per capire come funziona lo strumento in sé, vedi Cosa sono i BTP e quali tipi esistono.
Quanto serve mettere da parte
Non c'è una cifra giusta, c'è un orizzonte temporale eccezionalmente favorevole: un figlio di due anni ha davanti sedici anni prima della maggiore età e venti prima della fine dell'università. È il caso in cui il tempo lavora al massimo delle sue possibilità, e in cui la costanza conta molto più dell'importo iniziale.
Il ragionamento pratico che facciamo allo sportello è partire dall'obiettivo e tornare indietro: se l'obiettivo è avere una certa somma disponibile a una certa data, si divide per il numero di mesi e si verifica che la rata sia sostenibile anche in un anno storto. Meglio una cifra piccola che regge vent'anni di un versamento ambizioso che si interrompe al terzo.
E i nonni? Possono farlo anche loro?
Sì, e spesso è la soluzione più efficiente. Un nonno può essere contraente di una polizza con il nipote beneficiario, mantenendo il controllo del contratto e trasferendo il capitale con i vantaggi successori delle polizze vita: nessuna imposta di successione, nessun ingresso nell'asse ereditario, liquidazione diretta. In una pianificazione familiare a tre generazioni è uno degli usi in cui lo strumento assicurativo rende più della sua alternativa finanziaria.
Attenzione però ai limiti a tutela dei legittimari: i premi versati restano soggetti alle norme su collazione e riduzione delle donazioni. Se le cifre sono importanti e ci sono più nipoti o più figli, la verifica va fatta con un notaio. La regola generale è spiegata in Il capitale della polizza vita entra nella successione?.
Il punto in sintesi
Intestare al minore è semplice ed efficiente sul piano dei costi, ma introduce il vincolo del giudice tutelare e consegna l'intero capitale ai diciotto anni. Tenere il rapporto a proprio nome mantiene la libertà ma non protegge nulla e non trasferisce niente. La polizza con il genitore contraente costa di più e permette di decidere quando e come il capitale arriva al figlio, con in più i vantaggi successori tipici dello strumento.
La scelta dipende da quanto conta per te il controllo sui tempi. Se non conta, la strada meno costosa è la prima. Se conta, la differenza di costo compra qualcosa di reale — e va confrontata con lucidità, non data per scontata: BTP o polizza vita: qual è la scelta giusta mette a confronto i due mondi con numeri e criteri.
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