BTP o polizza vita ramo I: quale conviene davvero
A parità di sottostante il BTP rende di più: costa meno, è tassato al 12,5% invece che al 26% e non ha caricamenti d'ingresso. Se l'unico criterio è il rendimento netto, il confronto finisce qui e vince il titolo di Stato. La polizza di ramo I ha senso quando servono anche altre tre cose, che nessun titolo può dare: la designazione di un beneficiario, l'impignorabilità delle somme e l'uscita del capitale dall'asse ereditario.
Lo scriviamo da intermediari assicurativi, cioè da chi vende la polizza. Presentarla come l'alternativa più redditizia sarebbe scorretto, e chi lo fa di solito confronta il rendimento lordo della gestione separata con il rendimento netto del BTP.
Cosa sono i due strumenti, in una riga
BTP: un prestito allo Stato italiano. Compri un titolo, incassi cedole periodiche, a scadenza ti viene rimborsato il valore nominale. Il rischio principale è il prezzo di mercato, che conta solo se vendi prima.
Polizza di ramo I: un contratto con una compagnia di assicurazione. I premi confluiscono in una gestione separata investita prevalentemente in obbligazioni e titoli di Stato; il rendimento attribuito ogni anno si consolida e molti contratti prevedono una garanzia sul capitale. Il rischio principale è il costo, che erode il rendimento in modo strutturale.
Il confronto voce per voce
| BTP | Polizza ramo I | |
|---|---|---|
| Costo d'ingresso | Nessuno in collocamento; commissioni bancarie sul mercato secondario | Caricamento sul premio versato, tipicamente da qualche decimo a diversi punti percentuali |
| Costo ricorrente | Imposta di bollo 0,20% annua sul controvalore | Commissione di gestione trattenuta sul rendimento della gestione separata |
| Tassazione dei rendimenti | 12,5% | 26%, ridotto in proporzione ai titoli di Stato contenuti nella gestione |
| Quando si pagano le imposte | Su ogni cedola | Solo al riscatto o alla scadenza |
| Uscita anticipata | Vendita sul mercato al prezzo del giorno | Riscatto, con penalità nei primi anni e periodo minimo di permanenza |
| Garanzia sul capitale | A scadenza, dallo Stato emittente | Contrattuale, se prevista dalle Condizioni di Assicurazione |
| Volatilità del valore | Il prezzo oscilla ogni giorno | Il valore è stabile per costruzione contabile |
| Beneficiario designabile | No | Sì |
| Impignorabilità | No | Sì, nei limiti dell'art. 1923 c.c. |
| Imposta di successione | Sì, rientra nell'asse ereditario | No, resta fuori dall'asse |
Dove il BTP vince
Sul costo. Non c'è partita. Un BTP comprato in collocamento non ha commissioni; una polizza ha un caricamento d'ingresso e una commissione annua che, su orizzonti lunghi, valgono punti percentuali di rendimento cumulato.
Sulla tassazione dei rendimenti. Il 12,5% contro il 26% è un vantaggio di quasi la metà sull'imposta. Vale la pena notare che la gestione separata di una polizza contiene a sua volta titoli di Stato tassati al 12,5%, quindi l'aliquota effettiva della polizza è più bassa del 26% pieno — ma resta superiore a quella del titolo detenuto direttamente.
Sulla trasparenza. Di un BTP conosci ISIN, cedola, scadenza e prezzo in tempo reale. Di una gestione separata conosci il rendimento dell'anno precedente e i costi dichiarati nel DIP Aggiuntivo: informazioni corrette ma meno immediate da confrontare.
Dove la polizza vince
Sulla trasmissione del capitale. È la funzione più sottovalutata. Alla morte del titolare, un dossier titoli entra nell'asse ereditario, si blocca fino alle formalità successorie e sconta imposta di successione. Il capitale di una polizza va direttamente ai beneficiari designati, senza passare dall'eredità e senza imposta. In una pianificazione familiare questa differenza pesa spesso più di mezzo punto di rendimento.
Sulla protezione dai creditori. Le somme dovute dall'assicuratore non sono aggredibili con azioni esecutive o cautelari. Per chi è esposto a un rischio d'impresa o professionale è una funzione reale, con i limiti spiegati in Polizza vita impignorabile: cosa dice davvero l'art. 1923.
Sulla stabilità del valore. Il valore di una polizza di ramo I non oscilla con i tassi di mercato, perché la gestione separata valorizza i titoli al costo storico e non al prezzo di mercato. Per chi non tollera vedere il proprio capitale scendere sull'estratto conto — e sono più persone di quante ammettano — è una caratteristica che ha un valore comportamentale concreto: riduce la probabilità di vendere nel momento sbagliato.
Sul differimento fiscale. In polizza le imposte si pagano solo all'uscita: nel frattempo l'intero rendimento resta investito. Su orizzonti lunghi il differimento recupera una parte del divario di aliquota.
Quale rende di più: proviamo con i numeri
Il confronto corretto si fa su tre passaggi, non su uno.
- Rendimento lordo. Per il BTP è il rendimento effettivo a scadenza, non il tasso cedolare. Per la polizza è il rendimento della gestione separata al lordo delle commissioni.
- Sottrai i costi. Dal rendimento della polizza va tolta la commissione di gestione, e dal capitale iniziale il caricamento d'ingresso. Dal BTP va tolto lo 0,20% di bollo annuo e l'eventuale commissione di acquisto.
- Applica l'imposta. 12,5% sul BTP a ogni cedola; sulla polizza l'aliquota mista, ma solo al momento dell'uscita.
Fatto questo percorso, nella grande maggioranza dei casi il BTP risulta davanti. Non sempre di molto, e la distanza si assottiglia quando la polizza ha caricamenti bassi e si tiene fino a scadenza — ma la direzione è quella.
Per le simulazioni sul lato BTP, con importi da 30.000 e 100.000 euro, vedi Quanto rendono 30.000 o 100.000 euro in BTP.
Allora perché scegliere una polizza?
Perché la domanda "quale rende di più" è quella giusta solo se stai comprando esclusivamente rendimento. Se stai comprando anche una destinazione — questo capitale deve arrivare a mia figlia, deve restare fuori dalla portata dei creditori della mia attività, deve essere disponibile subito e senza pratica successoria — allora stai confrontando due cose diverse, e il prezzo in più è il costo di quelle funzioni.
Il test che proponiamo allo sportello è secco: se domani non ci fossi più, cosa vorresti che succedesse a questa somma? Se la risposta è "niente di particolare, la gestiranno i miei eredi", il BTP fa il suo lavoro meglio e costa meno. Se la risposta contiene un nome, una tempistica o una preoccupazione, la polizza sta rispondendo a una domanda che il titolo non sente nemmeno.
Si possono usare tutti e due?
È l'esito più frequente, e di solito il più sensato. Una struttura ricorrente separa il capitale per funzione invece che per prodotto: la quota che serve nel breve resta liquida, la quota destinata a rendimento prudente va sui titoli di Stato, la quota con una destinazione familiare precisa va in polizza. Non è un compromesso: è l'unica impostazione che riconosce che gli obiettivi sono più di uno.
Il punto in sintesi
Il BTP è più efficiente sul rendimento netto e va preferito quando l'obiettivo è solo quello. La polizza di ramo I costa di più e compra tre funzioni che il titolo non ha: beneficiario, impignorabilità, uscita dall'asse ereditario. Confrontarle sul solo rendimento significa dare una risposta corretta a una domanda incompleta.
Per approfondire il lato assicurativo, parti da La polizza vita come strumento di investimento; per il fisco di entrambi, da Quanto si paga di tasse su una polizza vita.
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