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Imposta di bollo sugli investimenti: quanto si paga davvero

Sui prodotti finanziari in deposito — azioni, obbligazioni, titoli di Stato, fondi, ETF — si paga un'imposta di bollo dello 0,20% annuo sul controvalore, trattenuta direttamente dall'intermediario. Sui conti correnti e sui libretti si paga invece un importo fisso, dovuto solo se la giacenza media annua supera i 5.000 euro. Le polizze di ramo I sono escluse; quelle di ramo III la maturano ma la versano solo al riscatto.

È un prelievo piccolo in percentuale e per questo quasi sempre ignorato nei confronti fra investimenti. Su orizzonti lunghi, però, agisce sul capitale e non sul rendimento, il che lo rende più pesante di quanto la cifra suggerisca.

Le regole in una tabella

Cosa detieniImpostaQuando si paga
Titoli di Stato, obbligazioni, azioni, fondi, ETF in dossier0,20% annuo sul controvaloreAddebito periodico dall'intermediario
Conto corrente e libretto (persone fisiche)€ 34,20 l'annoSolo se la giacenza media supera € 5.000
Conto deposito0,20% annuo sulle somme vincolateAddebito periodico, talvolta a carico della banca per promozione
Polizza vita di ramo IEsclusa
Polizza con componente di ramo III0,20% annuo maturatoAl riscatto o alla scadenza, in unica soluzione
Fondo pensione e PIPEsclusi

Per i soggetti diversi dalle persone fisiche l'imposta sui prodotti finanziari ha un tetto massimo annuo di 14.000 euro; per le persone fisiche non c'è né minimo né massimo.

Perché lo 0,20% pesa più di quanto sembri

L'imposta si calcola sul controvalore, non sul rendimento. Significa che si paga anche in un anno in cui l'investimento ha perso valore, e che il prelievo cresce insieme al capitale.

Un esempio su 100.000 euro tenuti dieci anni, ipotizzando per semplicità un capitale stabile:

  • bollo annuo: € 200
  • bollo cumulato in dieci anni: € 2.000
  • incidenza sul capitale iniziale: 2%

Se il rendimento lordo annuo dell'investimento fosse del 3%, lo 0,20% di bollo se ne mangia circa un quindicesimo, prima ancora dell'imposta sui rendimenti. Su un titolo che rende l'1% lordo, il bollo assorbe un quinto del rendimento.

È il motivo per cui i confronti fatti sul solo rendimento lordo sono sistematicamente ottimisti. Il numero che conta è quello che resta dopo imposta sostitutiva, bollo e commissioni.

Conviene tenere i soldi sul conto corrente per evitare il bollo?

Quasi mai, e il calcolo lo dimostra facilmente. Sotto i 5.000 euro di giacenza media il conto corrente non paga bollo, ma sopra quella soglia i 34,20 euro fissi diventano rapidamente più convenienti in percentuale man mano che il saldo cresce: su 50.000 euro il bollo del conto corrente incide lo 0,068%, contro lo 0,20% del dossier titoli.

Il punto è che il confronto è privo di senso: la liquidità sul conto non rende nulla e perde potere d'acquisto con l'inflazione, mentre il capitale investito produce un rendimento che di norma supera abbondantemente la differenza di bollo. Risparmiare 130 euro l'anno di imposta rinunciando a un rendimento è una perdita, non un risparmio.

Il confronto corretto è invece fra strumenti d'investimento diversi, dove l'esclusione del bollo su polizze di ramo I e fondi pensione è un vantaggio reale — non enorme, ma reale, e che si somma agli altri.

L'imposta di bollo si paga anche sui BTP?

Sì. I titoli di Stato godono dell'aliquota agevolata del 12,5% sui rendimenti, ma non sono esclusi dall'imposta di bollo sui prodotti finanziari: sul loro controvalore in deposito si applica lo 0,20% come su qualunque altro strumento.

Nelle simulazioni di rendimento questo passaggio viene quasi sempre saltato. Quando calcoli quanto rende davvero un BTP, il netto è cedola − 12,5% − 0,20% sul controvalore, non solo la cedola meno l'imposta. Le simulazioni per importo sono in Quanto rendono 30.000 o 100.000 euro in BTP.

Chi la versa e come la vedo

L'intermediario — banca, poste, broker — agisce come sostituto: calcola, trattiene e versa. Tu la vedi come un addebito periodico sul rendiconto, spesso trimestrale, sotto voci come "imposta di bollo su prodotti finanziari" o "bollo titoli". Non c'è nulla da fare in dichiarazione.

Se hai più rapporti presso intermediari diversi, ognuno applica l'imposta sul controvalore dei prodotti che detiene: non c'è un cumulo e, per le persone fisiche, non c'è un tetto complessivo.

Si può ridurre legalmente?

Non si può ridurre l'aliquota, ma si può scegliere dove tenere il capitale sapendo che alcuni strumenti ne sono esclusi. Le forme di previdenza complementare e le polizze di ramo I non scontano il bollo annuale; le polizze con componente di ramo III lo maturano ma lo versano solo all'uscita, il che produce un effetto di differimento analogo a quello dell'imposta sostitutiva.

È un elemento da mettere nel confronto, non un motivo per scegliere uno strumento: 0,20% l'anno non giustifica da solo un contratto con caricamenti d'ingresso più alti. Il conto completo fra le due famiglie di strumenti è in BTP o polizza vita: qual è la scelta giusta.

Il punto in sintesi

Lo 0,20% annuo sul controvalore dei prodotti finanziari e i 34,20 euro sul conto corrente sopra i 5.000 euro di giacenza sono prelievi piccoli che agiscono sul capitale, non sul rendimento: si pagano anche quando l'investimento perde. Vanno inclusi nel calcolo del netto insieme all'imposta sostitutiva, altrimenti ogni confronto fra strumenti risulta più favorevole di quanto sia.

Per il quadro completo delle aliquote sui rendimenti, vedi Quanto si paga di tasse su una polizza vita.

📄 Le informazioni hanno carattere divulgativo e non costituiscono consulenza fiscale. Aliquote, limiti e requisiti delle agevolazioni possono variare nel tempo: verifica la tua posizione con l’Agenzia delle Entrate o un professionista abilitato, oppure contatta la nostra agenzia.

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