Tasso di sostituzione: quanto perderai andando in pensione
Il tasso di sostituzione è il rapporto fra la prima rata di pensione e l'ultimo reddito da lavoro, espresso in percentuale: misura quanto reddito perdi nel passaggio dal lavoro alla pensione. Con il metodo contributivo, applicato integralmente a chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, il divario è strutturalmente più ampio di quanto la maggior parte delle persone immagini — ed è il punto di partenza per dimensionare correttamente la previdenza complementare, non un dato da scoprire a ridosso della pensione.
Perché il metodo contributivo cambia le cose
Il sistema retributivo, applicato a chi ha una carriera contributiva iniziata prima del 1996 (in tutto o in parte), calcolava la pensione in base agli ultimi stipendi percepiti, con tassi di sostituzione storicamente più generosi. Il sistema contributivo, applicato integralmente a chi ha iniziato a lavorare dopo quella data, calcola invece la pensione sulla base dei contributi effettivamente versati durante l'intera carriera, rivalutati e trasformati in rendita con coefficienti legati all'età di pensionamento.
La conseguenza: il tasso di sostituzione nel sistema contributivo dipende molto più direttamente dalla continuità della carriera lavorativa e dall'età di uscita, ed è generalmente più basso di quanto fosse nel sistema retributivo — specialmente per carriere con periodi di disoccupazione, lavoro part-time, o redditi bassi in fasi della vita.
Come si stima il proprio tasso di sostituzione
Non è un calcolo che si può fare a memoria: dipende dalla storia contributiva individuale, dall'età di pensionamento prevista e dai coefficienti di trasformazione in vigore al momento del pensionamento (che vengono aggiornati periodicamente). Il punto di partenza concreto è l'estratto conto contributivo INPS, consultabile nell'area riservata del sito dell'ente, che riporta la storia dei versamenti e permette, tramite i simulatori messi a disposizione, una stima della pensione attesa in base alla carriera effettivamente svolta fino a quel momento.
Un ordine di grandezza indicativo
A titolo puramente indicativo, e senza sostituire una simulazione personalizzata, il tasso di sostituzione nel sistema contributivo per una carriera continuativa si colloca spesso in una fascia sensibilmente inferiore all'80% tipico del vecchio sistema retributivo, con variazioni significative in base a età di pensionamento, continuità dei versamenti e livello reddituale. Per i lavoratori autonomi, dove le aliquote contributive sono generalmente più basse di quelle dei dipendenti, il divario tende a essere ancora più ampio.
Perché questo dato deve guidare la previdenza complementare
Sapere in anticipo quanto reddito perderai al pensionamento è ciò che permette di dimensionare correttamente quanto versare oggi in un fondo pensione, invece di scegliere una cifra arbitraria. Se il tuo tasso di sostituzione stimato è, per esempio, del 60%, significa che dovrai integrare il restante 40% del tuo reddito da altre fonti — previdenza complementare in primis — per mantenere un tenore di vita comparabile a quello attuale. Il risparmio fiscale che rende più sostenibile questo sforzo di versamento è calcolato, per fascia di reddito, in Quanto si risparmia di tasse versando in un fondo pensione.
Chi è più esposto a un tasso di sostituzione basso
- Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, interamente nel sistema contributivo.
- Chi ha avuto periodi di discontinuità lavorativa (disoccupazione, part-time prolungato, lavoro autonomo con aliquote contributive più basse).
- Chi prevede di andare in pensione anticipatamente, perché i coefficienti di trasformazione sono meno favorevoli a età di pensionamento più basse.
- Chi ha un reddito concentrato nella parte finale della carriera dopo un lungo periodo di redditi bassi, perché il sistema contributivo pesa l'intera storia contributiva, non solo gli ultimi anni.
Il punto in sintesi
Il tasso di sostituzione misura quanto reddito perderai passando dal lavoro alla pensione, ed è generalmente più basso di quanto ci si aspetti nel sistema contributivo applicato a chi ha iniziato a lavorare dal 1996. Stimarlo con l'estratto conto INPS, non a memoria, è il primo passo per capire quanto — e se — la previdenza complementare deve integrare quel divario, prima che diventi un problema concreto al momento del pensionamento.
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